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giovedì 25 giugno 2015

ULTIMO GIORNO PER CRISTIANO GUTTA' @ WCRA



Quando, qualche settimana fa, Cristiano mi ha detto delle novità lavorative che lo avrebbero portato a vivere in Germania, avrei dovuto essere subito e unicamente felice per lui.
 Invece, egoisticamente, sulle prime sono stato molto dispiaciuto, e di questo un po' mi vergogno; oggi il suo ultimo allenamento (e il suo ultimo esame) di Wing Chun, un'arte che ha praticato prima con sifu Michele Lattanzi poi con me per 8 anni. 
 8 anni, quanti ne ha la WCRA stessa, insomma attualmente il mio allievo più anziano, sifu esclusi. Ho fatto molta fatica a trattenere la commozione in sala, e ne ho fatta molta di più una volta uscito dalla palestra e realizzato.
 Ringrazio Cristiano per la sua attenzione, la sua passione, la sua sempre totale disponibilità e il suo entusiasmo.
 Un'intera generazione di miei allievi lo ricorderà sempre con affetto come un fratello maggiore, quale davvero è stato per loro.
 Certamente la vita saprà darti tutto ciò che meriti!

In bocca al lupo da tutta la WCRA!!!


venerdì 31 gennaio 2014

RIFLESSIONI: Paolo Girone e le MMA nel 2013 e nel 2014 - 30 gennaio 2014

Articolo tratto da MMA Cafè

Girone Paolo: coach e organizzatore

- Il tuo 2013 come coach?

Davvero un anno importante, nuovi promettenti atleti sono entrati nel team, tantissime competizioni e tantissimi eventi didattici, entrambe cose sulle quali amo coinvolgere il più possibile i ragazzi.

- Il tuo 2013 come organizzatore?

Certamente il mio anno più importante: contando ormai su un team che è una vera e propria famiglia allargata, ho organizzato il primo torneo di BJJ mai tenuto a Bari e lo Storm 6, anche questo nella mia città. Sono responsabile dei principali eventi di MMA , BJJ e Submission pugliesi da qualche anno, ma non avevo mai ritenuto, fino ad ora, di farmi carico dell'intera organizzazione di un evento. Devo dire che ho ricevuto un ottimo ed incoraggiante feedback e certamente questo impegno continuerà.


- Rivestendo tutti questi ruoli, sei mai stato additato di fare favoritismi come quello di organizzare match facili ai tuoi atleti?

Che io sappia no, anche se ho imparato che qualunque cosa si faccia le critiche saranno inevitabili; si tratta di un fenomeno connesso al "fare", e bisogna, di buon grado, accettarlo. Qualunque collega o atleta che conosca me e i miei sa bene che nelle MMA accettiamo match contro chiunque, cosa sempre più rara in un mondo con sempre meno guerrieri e sempre più prime donne. Come arbitro, credo do aver dimostrato più volte la mia onestà; in più occasioni, dei colleghi mi hanno dato atto di aver dato, nel dubbio, un punto in meno ad un mio atleta piuttosto che uno in più.


- Pensi che il mondo delle MMA in Italia si sia più evoluto o involuto durante questo 2013?

Si è alzato certamente il livello degli atleti, non allo stesso modo la professionalità dei coach.


- Da coach cosa vorresti che venisse migliorato per il 2014?

Può sembrare poco elegante, ma un punto importante è riuscire a riconoscere borse più alte ai professionisti, che in Italia sono quasi tutti ancora sottopagati.


- Da organizzatore cosa vorresti che venisse migliorato per il 2014?

Devo collegarmi alla mia risposta precedente: spero che diventi più facile reperire sponsor, per poter offrire una sempre maggior qualità nei nostri eventi. Le MMA sono uno sport, ma sono anche show. Però un organizzatore ha anche bisogno di interlocutori affidabili e professionali, e molti coach non lo sono.


- Programmi per il 2014?

Organizzare ancora in prima persona almeno 2 eventi di BJJ e 2 di MMA, continuare a girare con gli atleti WCRA per Italia ed Europa. Spero anche di riuscire ad allenarmi e gareggiare, cosa che nel 2013 ho fatto solo una volta purtroppo.


- Quale scegliere e perché tra la IMMAF/ITMMAF la WMMAA di Fedor?

Sono di parte, in quanto responsabile Kombat League Puglia per MMA e BJJ, ma credo che al momento la prima rappresenti una realtà meglio organizzata e più presente nel nostro territorio.


- In cosa noi media potremmo cambiare per migliorare l’immagine delle MMA o fare semplicemente una migliore informazione?

Credo che stiate facendo un lavoro eccellente.


- L’arbitraggio ed i giudici sono una discussione continua, ma in pochi, tra atleti e coach sanno cosa significhi fare l’arbitro o il giudice. Credi che atleti, coach e organizzatori debbano provare tali esperienze e quanto dovrebbero essere coinvolti?

La verità è che arbitrare è difficile ed è una grande responsabilità; molti evitano di farlo perché si rischia facilmente di litigare, qualcuno lo fa senza adeguata esperienza e preparazione, pochi lo fanno con una frequenza tale da potersi dire "allenati". Io mi ritengo un privilegiato da questo punto di vista, perché organizzo, sono coach, e arbitro 7-8 eventi a stagione. Devo dire che questo mi aiuta ma mi rende poco tollerante verso arbitri palesemente di parte, e ce ne sono.

http://wcra-bari.blogspot.it/

giovedì 8 novembre 2012

L'ANGOLO DELLE RIFLESSIONI WCRA - 8 novembre 2012


IL SAPORE DEI PUGNI

Tutti abbiamo un nemico. Da quando nasciamo. Il nemico cambia, nel corso della vita, ma ce ne abbiamo sempre almeno uno. Concreto o ideato. C'è sempre qualcuno o qualcosa di cui avere paura e da cui doversi difendere. C'è sempre una paura da cui imparare a difendersi. E una rabbia da saper concretizzare. Cambia solo il nostro livello di consapevolezza, ma il nemico c'è. Sempre.
Questa è la storia di una persona che ha deciso di imparare a difendersi a mani nude dai propri tanti nemici. Tutti, quelli concreti e quelli mentali. Questa è la mia storia. Questa è la storia di come sono arrivato alla WCRA.
I corsi di arti marziali spesso vendono la superiorità del proprio sistema sugli altri, ma soprattutto garanzie di efficacia e certezze che diventano estremamente funzionali alle proprie insicurezze. Il messaggio subliminale è "se impari queste tecniche diventerai invincibile e invulnerabile". Non solo la vittoria finale assicurata, quindi, ma anche la promessa di terminare uno scontro senza nemmeno un graffio.
Questo mi avevano promesso nella mia prima lezione di prova, nella palestra vicino casa mia. E in maniera nemmeno così indiretta. Ma non ci avevo tanto creduto, mi sembrava un po' troppo semplice. E così avevo cercato altro.
Mi parlavano in tanti di un maestro a Bari, tra il famoso e il famigerato. Una cara amica era pronta a giurare che questo maestro, Paolo Girone fosse il migliore. Insegnava il Wing Chun. Internet mi spiegò che il Wing Chun era uno stile di kung fu, ritenuto tra i più efficaci nella difesa personale. L'idea di imparare quel tipo di combattimento mi sembrò molto stimolante, la risposta alla mia domanda di difesa. Soprattutto quando sbirciando una sua lezione vidi i movimenti equilibrati ed eleganti di quella che scoprii dopo essere la "Siu Nim Tao", la "piccola idea". I rudimenti del Wing Chun.
Eppure la prima lezione a cui partecipai da allievo, iniziò in modo inaspettato.
"Non esiste nessun combattimento reale in cui si può evitare totalmente di essere colpiti". Questo fu il primo insegnamento che mi diede il mio Maestro. Non molto rassicurante rispetto a quanto raccontano in altri luoghi e rispetto alle fantasie più o meno cinematografiche che mi portavo dietro. Ma mi sembrò così maledettamente vero, da convincermi che lì avrei imparato il vero sapore dei pugni.
E mentre mi insegnavano ad usare il mio corpo nel Wing Chun per difendermi dai nemici concreti, imparavo a conoscere i miei limiti e i miei talenti per difendermi dai miei nemici psicologici. Mentre imparavo ad usare la forza dei miei muscoli e la rapidità dei miei riflessi, Paolo, il mio maestro, mi isegnava che "l'arte è fatta di dettagli, il kung fu è Arte. Il kung fu è fatto di dettagli". E così, se imparare a difendermi diventava imparare, in un certo senso, a fare Arte, potevo lasciarmi innamorare da quello che stavo facendo, 
a tutti i livelli.
In casa WCRA, però, abita tantissima gente. E si parlano tante lingue marziali diverse. Ci sono tanti insegnanti, tanti "mondi". Una sorta di "fiera del combattimento", dove è impossibile non invaghirsi di ciò che si vede. E' impossibile d'altronde, laddove si cerca di imparare a difendersi, non farsi affascinare dai coltelli, dai bastoni e dalle altre armi del Kali Filippino o dalle tecniche del Brazilian Jiu Jitsu? In casa WCRA, tutti sanno che nel combattimento, in quello vero, non importa come si chiama l'arte marziale che pratichi, o quale sia la migliore. In casa WCRA tutti sanno che nel vero combattimento conta combattere bene, e cercare di vincere.
Questo è il senso delle MMA (le arti marziali miste) in WCRA. E questo mi ha fatto decidere di cominciare a praticarle. Nelle MMA i diversi sistemi di combattimento non sono semplicemente sommati. Sono integrati. Tutte le tecniche, rivenienti da ogni luogo, da ogni tempo, da ogni "grand master", vengono adattate per essere utilizzate in ogni momento, insieme, e con la massima efficacia. Le MMA sono uno sport, pur se con poche essenziali regole, ma se esiste qualcosa di realistico e verosimile riguardo al combattimento, 
è lì che si trova.
Insomma in WCRA non contano le parole. Non ci sono retaggi. Non c'è nessun sentimento o dichiarazione di superiorità a priori. C'è solo la coscienza delle proprie capacità e del proprio impegno senza frontiere. Il resto lo raccontano i risultati, non le dichiarazioni.
E c'è ancora dell'altro. Nella WCRA, ci sono le persone. Quelle stesse che in allenamento ti prendono a pugni e calci o che tentano di strangolarti, sono quelle con cui puoi andare a bere una birra la sera, o a cui puoi chiedere aiuto. E loro li troverai sempre, senza riserve.
Perchè chi condivide il sapore dei pugni, condivide profondamente sé stesso.
E questo imparo ogni giorno nella WCRA: che nel combattimento, vero e leale, c'è molto da imparare della vita e delle persone.

lunedì 20 agosto 2012

L'ANGOLO DELLE RIFLESSIONI WCRA - 19 AGOSTO 2012


Molto spesso mi trovo a discutere con persone che meditano di iniziare la pratica marziale, o di abbracciare una nuova disciplina da affiancare o sostituire alla loro; è sempre interessante notare come spesso ciò che si cerca sia collegato alle fasi della vita, alla propria condizione, e anche al sesso.  Un ragazzo giovane, probabilmente cerca qualcosa che lo aiuti a migliorare la sua autostima, magari a costruirsi un’immagine vincente nell’ambito delle sua amicizie; un uomo adulto, spesso cerca un’attività che gli consenta di ottenere o mantere una buona condizione fisica; una donna, in genere ha come primario interesse la difesa personale.
Ma questo è solo l’inizio: con il tempo, con la pratica, con il prezioso effetto di amalgama del gruppo, con la possibilità di vedere anche quando non si ha la voglia o il coraggio di praticare, le cose cambiano.
Ecco allora che il teenager che ha superato, allenandosi e confrontandosi, le sue prime insicurezze, decide di mettersi alla prova in modo più concreto: magari la prima piccola competizione, un confronto vero e non collaborativo ma in un ambito di assoluta sicurezza;
la donna, che troppi film e video in circolazione avevano illuso, comprende, provando, che il suo impegno dovrà essere massimo, curando l’aspetto tecnico, ma anche fisico e strategico, di ciò che fa.
Un uomo adulto, che all’inizio si riteneva (magari a soli 30 anni) “troppo vecchio per certe cose” piano piano, oltre a curare la preparazione fisica, indossa i guantoni, tira qualche calcio, e scopre che, seppur con i suoi tempi e intensità, può allenarsi con gli altri e come gli altri.
Questi sono solo esempi, se ne potrebbero fare tanti altri, uno per ognuno dei casi a cui ho assistito.
Nella W.C.R.A. questo fenomeno è notevolmente amplificato dalla multidisciplinarietà: in genere,  infatti, la gente sceglie la disciplina che ritiene più adatta alle sue esigenze, oppure siamo proprio noi a consigliarla in tal senso. Con il tempo, come appunto abbiamo detto, le esigenze, le aspettative, cambiano; spesso, da noi, questo si manifesta nell’abbracciare anche altre discipline rispetto alla prima che si è scelta, a volte invece si decide di cambiare.
Una struttura organizzativa “flessibile” consente, a mio parere, una crescita del praticante, che, volendo provare una cosa nuova, trova sempre qualche compagno di pratica a guidarlo nei primi passi, e non deve affrontare tutte le volte “l’ansia” della palestra nuova (che per qualcuno, credetemi, è davvero un piccolo dramma).
Certo, a leggere queste righe, sembra che da noi tutti facciano un po’ di tutto; non è così, fortunatamente!
Ci sono, per ogni settore, istruttori specializzati, alcuni con esperienza decennale, alcuni più giovani; ci sono agonisti  di vari livelli, dai pro agli amatori; però ci sono tante persone che non sono, o non sono ancora, né agonisti né istruttori, e, come in tutte le realtà, sono la maggioranza. Queste persone possono provare, osservare, documentarsi e capire, con il tempo e con il supporto dello staff di insegnanti e del gruppo, che la pratica marziale è un lungo cammino, e a volte, durante i lunghi viaggi, il motivo per il quale si continua il viaggio non è lo stesso per il quale lo si è iniziato.