Visualizzazione post con etichetta Articolo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Articolo. Mostra tutti i post
martedì 21 luglio 2015
giovedì 22 maggio 2014
ARTICOLO SULLE MMA - L'Mma, lottare in gabbia usando mille colpi: «Ma seguiamo la legge del samurai» - BariINedita - 22 maggio 2014
BARI – Lottano nelle gabbie, unendo stili diversi come pugilato, muay thai, brazilian jujitsu, judo, lotta libera e greco romana. No, non sono gli affiliati all’organizzazione della “tana delle tigri”, ma coloro che hanno deciso di praticare un nuovo stile di lotta che ha preso piede a Bari da un paio d’anni: l’Mma.
L’Mma (Mixed martial arts) è nata in Brasile e trae origine dal “Vale tudo” . A differenza del suo predecessore nell’Mma esistono delle regole che stabiliscono delle limitazioni nei colpi e gli atleti devono essere protetti da guanti e paradenti. La particolarità di questo sport è che ogni atleta, avendo a disposizione "mille" colpi, può personalizzare il proprio stile di combattimento perfezionando i propri punti di forza sui quali fonderà le sue strategie di attacco e difesa.
Ma a differenza delle arti marziali classiche che hanno una precisa filosofia alle spalle, qui non si rischia di entrare un po’ troppo nel “fare a botte”?
«No, un lottatore esperto – risponde Filippo Salerno, istruttore barese di Mma – segue sempre e comunque la “legge del Samurai”: deve superare i propri limiti, raggiungere la perfezione di ogni movimento e soprattutto rispettare l’avversario che per combattere ha dovuto compiere diversi sacrifici e sopportare duri allenamenti».Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
«E poi questo tipo di lotta è molto meno pericolosa rispetto ad altre – sottolinea Paolo Girone, responsabile pugliese della Kombat League – La fase di contatto nella quale ci si scambiano pugni è calci è infatti abbastanza limitata: qui prevale la lotta con prese e leve, che riducono il rischio di traumi. E poi ci sono tante protezioni, dal paradenti, alla conchiglia per i genitali ai guanti a dita libere a sette once».
Sarà, anche se la descrizione di un combattimento di Mma non è che faccia stare proprio tranquilli una mamma in ansia per il proprio figlio. Si divide in tre fasi: lotta in piedi con pugni, calci, gomitate e ginocchiate; corpo a corpo con proiezioni a terra, prese e leve articolari; lotta a terra nella quale si utilizzano prese, leve e “ground and pound”, ovvero la conquista di una posizione dominante sull’avversario a terra, dopo averlo colpirlo ripetutamente. Si conquista la vittoria per ko, oppure ai punti allo scadere del tempo limite del match. Il tutto si svolge all’interno di una “gabbia” (inizialmente introdotta per dare un’impressione di brutalità) delimitata da reti di ferro rivestite in plastica, sui quali spesso si appoggiano i lottatori durante le fasi di presa.
La pratica dell’Mma è disciplinata attraverso delle leghe e associazioni, che organizzano tornei ed eventi nei palazzetti. In Italia le federazioni più influenti sono la Kombat League, la Figmma e la Fiws. Recentemente si è formata anche la Itmmaf, nata come una confederazione con lo scopo di unire le diverse leghe e federazioni con l’obiettivo di creare un campionato nazionale unificato. I direttori tecnici selezioneranno una rappresentativa italiana che parteciperà dal 30 giugno al 6 luglio al Mondiale di Las Vegas. Tra gli atleti baresi di spicco ci sono Gianni Melillo, Carlo Millani e Antonio Carbonara.
Ma non c’è sempre il rischio che chi si avvicini a questo tipo di pratiche poi utilizzi le tecniche apprese per “fare il bullo” e usare violenza con gli altri? «Sì il rischio c’è – ammette Salerno – ma questo è proprio una delle cose a cui noi istruttori prestiamo molta attenzione. A volte capita che in palestra si presentino ragazzi “difficili” da gestire, ma nel percorso di un lottatore è necessaria disciplina, serietà, rispetto e controllo. Magari è capitato che qualcuno alle prime armi sia “gasato” e abbia avuto la “mano un po’ più facile”, ma poi con il tempo si acquista sicurezza in sè stessi e si impara a “tenere le mani in tasca”».
Notizia pubblicata sul portale barinedita.it e di sua proprietà.
lunedì 5 maggio 2014
WCRA @ MALTA - 5 MAGGIO 2014
"abbiamo chiesto ad uno dei
nostri atleti, ora per lavoro a Malta, di raccontarci della sua esperienza
nella locale accademia di bjj, dove ha incontrato il nostro amico Lamberto
Raffi!":
venerdì 31 gennaio 2014
RIFLESSIONI: Paolo Girone e le MMA nel 2013 e nel 2014 - 30 gennaio 2014
Articolo tratto da MMA Cafè
Girone Paolo: coach e organizzatore
- Il tuo 2013 come coach?
Davvero un anno importante, nuovi promettenti atleti sono entrati nel team, tantissime competizioni e tantissimi eventi didattici, entrambe cose sulle quali amo coinvolgere il più possibile i ragazzi.
- Il tuo 2013 come organizzatore?
Certamente il mio anno più importante: contando ormai su un team che è una vera e propria famiglia allargata, ho organizzato il primo torneo di BJJ mai tenuto a Bari e lo Storm 6, anche questo nella mia città. Sono responsabile dei principali eventi di MMA , BJJ e Submission pugliesi da qualche anno, ma non avevo mai ritenuto, fino ad ora, di farmi carico dell'intera organizzazione di un evento. Devo dire che ho ricevuto un ottimo ed incoraggiante feedback e certamente questo impegno continuerà.
- Rivestendo tutti questi ruoli, sei mai stato additato di fare favoritismi come quello di organizzare match facili ai tuoi atleti?
Che io sappia no, anche se ho imparato che qualunque cosa si faccia le critiche saranno inevitabili; si tratta di un fenomeno connesso al "fare", e bisogna, di buon grado, accettarlo. Qualunque collega o atleta che conosca me e i miei sa bene che nelle MMA accettiamo match contro chiunque, cosa sempre più rara in un mondo con sempre meno guerrieri e sempre più prime donne. Come arbitro, credo do aver dimostrato più volte la mia onestà; in più occasioni, dei colleghi mi hanno dato atto di aver dato, nel dubbio, un punto in meno ad un mio atleta piuttosto che uno in più.
- Pensi che il mondo delle MMA in Italia si sia più evoluto o involuto durante questo 2013?
Si è alzato certamente il livello degli atleti, non allo stesso modo la professionalità dei coach.
- Da coach cosa vorresti che venisse migliorato per il 2014?
Può sembrare poco elegante, ma un punto importante è riuscire a riconoscere borse più alte ai professionisti, che in Italia sono quasi tutti ancora sottopagati.
- Da organizzatore cosa vorresti che venisse migliorato per il 2014?
Devo collegarmi alla mia risposta precedente: spero che diventi più facile reperire sponsor, per poter offrire una sempre maggior qualità nei nostri eventi. Le MMA sono uno sport, ma sono anche show. Però un organizzatore ha anche bisogno di interlocutori affidabili e professionali, e molti coach non lo sono.
- Programmi per il 2014?
Organizzare ancora in prima persona almeno 2 eventi di BJJ e 2 di MMA, continuare a girare con gli atleti WCRA per Italia ed Europa. Spero anche di riuscire ad allenarmi e gareggiare, cosa che nel 2013 ho fatto solo una volta purtroppo.
- Quale scegliere e perché tra la IMMAF/ITMMAF la WMMAA di Fedor?
Sono di parte, in quanto responsabile Kombat League Puglia per MMA e BJJ, ma credo che al momento la prima rappresenti una realtà meglio organizzata e più presente nel nostro territorio.
- In cosa noi media potremmo cambiare per migliorare l’immagine delle MMA o fare semplicemente una migliore informazione?
Credo che stiate facendo un lavoro eccellente.
- L’arbitraggio ed i giudici sono una discussione continua, ma in pochi, tra atleti e coach sanno cosa significhi fare l’arbitro o il giudice. Credi che atleti, coach e organizzatori debbano provare tali esperienze e quanto dovrebbero essere coinvolti?
La verità è che arbitrare è difficile ed è una grande responsabilità; molti evitano di farlo perché si rischia facilmente di litigare, qualcuno lo fa senza adeguata esperienza e preparazione, pochi lo fanno con una frequenza tale da potersi dire "allenati". Io mi ritengo un privilegiato da questo punto di vista, perché organizzo, sono coach, e arbitro 7-8 eventi a stagione. Devo dire che questo mi aiuta ma mi rende poco tollerante verso arbitri palesemente di parte, e ce ne sono.
http://wcra-bari.blogspot.it/

mercoledì 21 agosto 2013
PAOLO GIRONE: "20 anni di UFC"
Articolo del nostro maestro pubblicato sul sito di
Try to Fight - link
20 anni sono tanti
Noi europei, sicuramente noi italiani, siamo caduti dalla nuvole quando il 12 novembre 1993 si svolse il primo Ultimate Fighting Championship.
Non era una novità assoluta; senza scomodare il Pancrazio dei greci e dei romani, in varie parti del mondo era piuttosto frequente assistere ad incontri tra atleti di diverse discipline, ma la straordinaria macchina promozionale statunitense riuscì a trasformarlo in evento epocale.
Io personalmente ebbi la fortuna di avere in regalo da un mio allievo una VHS con questo primo torneo, e ne rimasi estremamente colpito: 8 atleti, eliminazione diretta solo per KO, finalizzazione o lancio della spugna, nessuna protezione a parte la conchiglia, pochissime limitazioni ma soprattutto nessun limite di tempo e categoria di peso!!
Sono passati 20 anni esatti, ormai siamo tutti “esperti” di MMA (forse sarebbe meglio dire appassionati?) e le MMA sono, nel frattempo, cresciute con noi.
Sono straordinariamente cresciute come diffusione, in un modo che all’epoca di UFC 1 nessuno, neppure il più lungimirante promoter, avrebbe potuto prevedere, ma non sono assolutamente più la stessa cosa delle origini, proviamo a vedere perché:
- Il concetto stesso di MMA , almeno come le intendiamo ora, e il termine MMA non erano ancora nati. Si trattava di incontri tra praticanti di diverse discipline, e nella diversità era tutto l’interesse dell’evento. Non erano “arti marziali miste” nel senso del mix di competenze degli atleti, ma nel senso appunto della diversissima formazione. Erano quindi, potremmo dire oggi, “atleti monodisciplinari misti”.
- La pochissime limitazioni imposte dal regolamento , la mancanza di categorie e la possibilità di vincere solo mettendo fuori combattimento l’avversario, rendevano quei combattimenti , che io rivedo sempre con immenso piacere, più simili a degli intensissimi, estremi test di difesa personale che ai moderni match ai quali siamo abituati ora.
- Nessuno dei partecipanti alla prima edizione, eccezion fatta per Gracie e Shamrock, era minimamente preparato a ciò che lo attendeva! Dal punto di vista tecnico, è oggi lampante, ma anche sotto il profilo della preparazione fisica. Alcuni fanno addirittura sorridere, e questo vale almeno per le prime 5 edizioni.
- Sempre con riferimento alle primissime edizioni, gli atleti partecipanti sembrano non imparare la lezione: il pugile che viene proiettato e strangolato, pensa di dover boxare meglio perché questo non accada nuovamente, e viceversa. Il concetto, oggi ovvio, del cross training, se non addirittura delle MMA come disciplina autonoma, è ancora assai lontano.
Ma poi abbiamo capito, tutti.
Io, all’epoca giovane e orgoglioso istruttore di Wing Chun, ho cominciato a pensare a distanze diverse, a nuovi stimoli ecc., ma, come molti allora, non avevo gli strumenti per cambiare il mio approccio al combattimento in modo significativo.
Certo, un amico pugile, un amico thaiboxer, una cintura nera di judo che aveva la palestra sotto casa, ma erano approcci rozzi, senza piena consapevolezza, solo con tanta energia e tanta curiosità.
No signori, 20 anni fa in Puglia non si poteva fare di più, ma sono contento di tutto ciò che ho fatto.
Fortunatamente ho poi incontrato amici e maestri straordinari, e le cose sono cambiate, per me e per quelli che mi seguivano.
Gli atleti di oggi sono atleti di MMA, non atleti che competono nelle MMA, e questa differenza (tristemente ancora poco chiara in Italia) si vede, si vede in tutto ciò che fanno, dallo sparring alla preparazione fisica.
Nel nostro piccolo, in WCRA cerchiamo di fare le cose seguendo un moderno percorso di formazione: da noi si fanno le MMA, e in quelle si compete.
Dopo tutto questo, vi confesso che il mio preferito rimane Tank Abbot!!
martedì 20 agosto 2013
MAESTRO PAOLO GIRONE "La passione non va in vacanza"
Articolo pubblicato sul Blog di zanshinkaijj - link
Non avrei mai immaginato che nella ridente,
seppur piccola, cittadina pugliese di Rutigliano
si respirasse il magico flusso del Jiu Jitsu.
Eppure, è così.
Avevo già deciso di dedicarmi alla nobile arte
del riposo, sicuro di prendere chili superflui, dimezzare le mie scorte di fiato
ed arricchire quelle sensazioni di unicità che si sperimenta nel sacro-periodo
delle ferie.
Ma non avevo fatto i conti con la passione e
con il sapore della coincidenza.
Complice il social network, ho contattato Paolo Girone,
direttore tecnico della W.C.R.A. il quale dedica la sua vita
all'insegnamento (e all'apprendimento) delle arti marziali nonché appassionata
cintura marrone nell'arte suave brasiliana. Paolo mi conferma che si, c'è
un affiatato gruppo a Rutigliano che nel periodo estivo continua ad allenarsi.
Ecco, a tale notizia ho reagito preparando la valigia con molta cura, senza
dimenticarmi di portare shorts e rash-guard.
Successivamente con Paolo abbiamo concordato
l'appuntamento: il parco pubblico di Rutigliano.
Una volta arrivato lì, ho visto con interesse
un gruppo di ragazzi che si prodigava in esercizi funzionali a corpo libero.
Dunque, immaginate la scena: parco pubblico + tatami incastrati sul manto
verde + alberi come tetto + bambini in festa + variegato genere umano
incuriosito che disegnava perimetri naturali.
Sono stato accolto con eleganza e discrezione e
dopo brevi esercizi ginnici ho chiesto ad Andrea di rotolare. Sono
rimasto davvero sorpreso dal livello tecnico e nel rolling mi sono divertito
assai anche perché, che qualcuno benedica il fato, eravamo della stessa
taglia.
Ho saputo successivamente da Paolo che Andrea è
una cintura nera di Judo ed una cintura viola di Jiu Jitsu nonché allenatore di
allenamento funzionale. Un curriculum di tutto rispetto, non c'è che dire.
Poco più tardi ci ha raggiunto Paolo sul
tatami. Ci siamo presentati ed ho così potuto conoscere, anche se nel tempo in
cui ci è stato concesso, di quale spessore egli sia.
Così come nello sparring che poi è succeduto:
gagliardo, tecnico e sempre rispettoso. Equazione di cui non dubitavo.
Una parentesi piacevole, una esperienza di
valore ed attraverso la quale ho avuto il piacere di conoscere il vento pugliese
del Jiu Jitsu. Perché, come ha magnificamente sintetizzato lo stesso Paolo
"la passione non va in
vacanza".
lunedì 12 agosto 2013
Paolo Girone: "La sindrome di Mickey e Yoda" - articolo pubblicato su Try To Fight
LINK ALL'ARTICOLO: http://www.trytofight.com/2013/07/paolo-girone-la-sindrome-di-mickey-e.html
Allenatore professionista di arti marziali e allenamento funzionale, direttore tecnico della WCRA
"Nel mio lavoro mi capita spesso di incontrare persone che cercano dalle arti marziali o dagli sport da combattimento cose molto diverse; c’è l’appassionato, quello cresciuto (come me del resto) forse con troppi film, che vuole seguire un percorso lungo, che lo porti gradualmente ad acquisire maggior coscienza di sé, oltre naturalmente a delle sempre maggiori capacità di combattimento.
C’è poi chi, in genere un ragazzo con buone basi atletiche e piuttosto giovane, cerca il confronto, magari la competizione, che ama l’allenamento e le endorfine che esso produce.

Ho la fortuna di confrontarmi con un’umanità assolutamente eterogenea, nella mia doppia veste di “ coach” di sport da combattimento e di “Maestro” di discipline tradizionali. La cosa più sorprendente non è tanto il target spesso molto diverso che viene attratto da questi 2 universi, ma le diverse visione dell’insegnante che a questi universi si accompagnano: nelle arti tradizionali, kung fu su tutte, il Maestro è un po’ come Yoda .
Ve lo ricordate lo straordinario Maestro Jedi di Guerre Stellari? 900 anni di età, 60cm di altezza, ma più potente, abile e temibile di ogni altro Jedi. Così come in tutto il cinema cinese di kung fu che si rispetti, e nelle sue derivazioni americane, il più forte alla fine è sempre lui, il gracile , anzianissimo e saggio maestro, in genere dalla lunga barba bianca.
Ammetiamolo, questa visone romantica ci affascina, anche se , saggezza a parte, razionalmente comprendiamo che un 80enne difficilmente, e voglio essere buono, potrebbe aver ragione di un 20enne, oltretutto allenato a fedele allievo.
Eppure funziona, come mai? Per 2 ragioni , fondamentalmente: la prima è che credere nella possibilità di un miglioramento perpetuo, senza fine, di fatto dà speranza anche ai meno dotati e può essere molto motivante, la seconda è che questo tipo di visione garantisce una solida organizzazione gerarchica, e sappiamo quanto questo possa risultare importante in ogni tipo di comunità.
Negli sport da combattimento, diversamente, spesso l’insegnante è un po’ come il Mickey di Rocky: anziano, saggio anche lui, ma non certo imperturbabile e, soprattutto, assolutamente non proponibile come avversario di Rocky, neppure per un allenamento in palestra. Allo stesso modo, ad esempio, il grande Cus D’amato, che scoprì e lanciò Marciano e Tyson, di certo non ne fu lo sparring.
Abbiamo scelto 2 figure immaginarie, 2 esempi estremi, per rappresentare 2 visioni, 2 mondi, che possono davvero arrivare, nella realtà delle accademie, ad eccessi simili.
Ho conosciuto molti insegnanti di diverse discipline tradizionali che erano ritenuti assolutamente imbattibili dai propri studenti, ma forse dovrei dire seguaci; in realtà questa presunta imbattibilità era legata a “dimostrazioni” di abilità e controllo, ma soprattutto ad un abile indottrinamento dei propri allievi. In questo tipo di accademie, infatti, il confronto è assai limitato, e in ogni caso solo tra studenti dello stesso “rango”. Battere un allievo più anziano, evidentemente, causerebbe la messa in discussione di tutta la struttura gerarchico-organizzativa.
Il vero pregio di questo meccanismo, un vero e proprio multilevel direbbero gli esperti di marketing, è che chi è in alto, probabilmente dopo aver sborsato discrete cifre e per molto tempo, vede il suo status protetto, almeno finchè la sua fedeltà alla scuola, il suo impegno e il suo denaro non verranno meno…
Ho conosciuto diverse realtà di questo tipo, alcune di dimensioni internazionali, e di alcune ho fatto parte, molti anni or sono.
Negli sport da combattimento, a volte, ma non sempre, le cose vanno diversamente: il coach è appunto il tuo allenatore, ti allena, non è necessariamente il tuo termine di paragone né il tuo punto di arrivo.
Avete mai sentito dire che i grandi allenatori di calcio spesso non erano grandi giocatori e viceversa? Beh, in parte è così, perché l’atleta e l’allenatore hanno caratteristiche solo in parte comuni.
Certamente un coach che si rispetti deve aver fatto le sue esperienze per poter seguire con efficacia atleti, specie se di alto livello, ma il suo successo dipenderà da tanti altri fattori, ad esempio la capacità di motivare i propri atleti, oltre ovviamente alle sue competenze tecniche.
E se il coach ha 40, 50 o 60 anni, una giovane promessa di 20, in piena forma e magari più grosso e pesante, non si arriverà mai a pensare di “essere arrivato” mandandolo ko! Egli, si spera, comprenderà facilmente il valore di una guida , di un sostegno, di un docente, senza che questi si ponga su un piedistallo, sembri inarrivabile, insomma si comporti da Yoda.
Dopo tutto questo parlare, potrà essere spontanea una domanda: “ e tu? Tu come ti comporti?? Sei Yoda o Mickey per i tuoi?”
Io pratico arti marziali da 24 anni, e la mia visione (per fortuna!) è cresciuta con me : da adolescente, praticando solo discipline tradizionali, ero forse convinto che ci potessero essere degli Yoda, dei maestri che la pratica avesse portato alla assoluta perfezione. Ora sono certo che sia così, solo che la perfezione non è quella del valore in combattimento, che non può che decadere, ma della consapevolezza profonda dell’arte; così è , e non possiamo aspirare a nulla di più bello.
Quando mi sono avvicinato agli sport da combattimento ero alla ricerca di un confronto vero, duro, non filtrato da gradi, cinture ecc. ; ho trovato quello che cercavo, l’ho amato e ne sono diventato dipendente. Ho imparato tanto, tecnicamente e in termini di valori.
Con il tempo, da insegnante, ho cercato di avvinare questi 2 mondi, queste 2 parti di me.
Ho cercato di insegnare il kung fu, il wing chun kung fu, apparendo come una persona che si allena da tanti anni, che cerca sempre di imparare e migliorarsi, e che desidera avere allievi più bravi e più forti di lui! Che , almeno, cerca di fornire ai suoi allievi gli strumenti per diventarlo.
Negli sport da combattimento mi sento abbastanza in forma, nonostante gli anni passino, da essere “allenante” anche per i miei migliori atleti, e questo mi basta. Anche qui continuo ad aggiornarmi e a studiare sempre, e anche qui come nel tradizionale mi adopero per condividere tutte le nozioni con chi mi segue, ma alcuni di loro , magari più giovani o molto più pesanti, stanno diventando davvero degli ossi duri per me. So che il successo del mio lavoro non dipende e sempre meno dipenderà dal fatto che io possa o meno essere il più forte. Dovrò essere il più preparato, il più aggiornato, un buon manager ecc. , quello posso farlo.
Alla fine, di qui a 10 anni, avendo preso tristemente coscienza di non poter diventare Yoda, cercherò, sia nel tradizonale che negli sport da ring, di essere il miglior Mickey possibile."
Iscriviti a:
Post (Atom)






